La differenza tra "Non posso farlo" e "Non voglio farlo"

In un gruppo di networking la differenza tra “Non posso farlo” e “Non voglio farlo” è determinante.

La differenza tra Non posso farlo e Non voglio farloIl “Non voglio farlo”, nel senso di “non sono sufficientemente motivato” o “non ho intenzione di”, può determinare il successo del gruppo. È bene quindi comprendere con attenzione la differenza tra i due comportamenti.

Che cosa determina il successo di un gruppo di networking? In primo luogo, l’autenticità della relazione tra i partecipanti. Se manca la fiducia, viene meno l’obiettivo del network: lo scambio di referenze di qualità.

Se un componente del gruppo non è in grado di portare referenze agli altri, si pone un problema per il gruppo.

Non può farlo?”, nel senso che non ne è capace, oppure “Non vuole farlo?

Non possiamo saperlo se non proviamo a comprendere la situazione. Il consiglio è di mostrarsi propositivi e collaborativi: “Come posso aiutarti?” Se lo criticassimo, senza prima aver compreso il suo punto di vista, lo costringeremmo a mettersi sulla difensiva. In BNI non dobbiamo giudicare ma collaborare e, se possibile, aiutare.

A volte la soluzione è semplice. Mi riferisco a un caso reale: uno stampatore, membro di un Capitolo, non portava referenze agli altri componenti. In breve, il motivo era che non trovava il tempo e il modo per parlare con i suoi clienti e questo dipendeva dal flusso del suo lavoro. La soluzione? Chiedergli di esporre nello spazio di lavoro le brochure e le locandine del gruppo di network per attivare la curiosità dei clienti e generare un interesse per il networking.

Non essere in grado di fare una cosa non significa non avere intenzione di farla.

Al contrario, la risposta “Non voglio farlo”, spesso implicita e nascosta in un elenco di scuse, è più insidiosa per un gruppo di network. Se un partecipante non porta referenze e non si impegna a farlo, cercheremo di comprendere la sua situazione. Ma, se la sua risposta sarà: “Per il tipo di lavoro che faccio è difficile portare referenze”, “Nel mio ambiente di lavoro non ho modo di invitare potenziali ospiti”, “Lavoro in una città complessa …” e via dicendo. In sostanza, risposte che sono più delle scuse.

Queste persone sono un “problema” per il gruppo. Il mio consiglio è di offrire loro una strategia di uscita onorevole, in modo che possano lasciare il gruppo, anche temporaneamente, senza generare dissidi o situazioni critiche.

Il punto è: “They need to be a giver, not just a taker”. Ricordiamo che il primo dei nostri valori è il Givers Gain ©: dare , prima di ricevere.

[ Articolo liberamente ispirato a https://ivanmisner.com/the-difference-between-cant-do-and-wont-do/ ]

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